Smantellamento delle opere sociali
La previdenza sociale nel nostro paese è fra le più invidiate del mondo. La Svizzera ha saputo costruirsi nel dopoguerra un solido sistema di previdenza che funziona bene e garantisce la sicurezza sociale a tutta la popolazione. Ricordo soprattutto la sanità (casse malati obbligatorie), l’assicurazione vecchiaia (sistema dei tre pilastri) e invalidità, l’assicurazione contro la disoccupazione e l’assistenza sociale. Questo nostro prezioso sistema si trova però in un equilibrio precario ed è sensibile a cambiamenti. L’AVS e l’AI, ad esempio, già oggi sono confrontati con grandi difficoltà finanziarie. Con l’estensione della libera circolazione delle persone ai paesi dell’Est questo equilibrio è più che in pericolo. Perché? Secondo gli accordi in votazione ogni lavoratore che trova un lavoro in Svizzera, anche per una paga da fame, può portarsi la famiglia, cioè moglie, figli, nipoti, genitori e nonni (anche del coniuge) ai quali sono garantite tutte le prestazioni sociali, anche se egli non ha ancora versato contributi. Se la paga non basta per mantenere la famiglia, se il lavoratore o un famigliare si ammala, se perde il lavoro, tutto va carico della nostra previdenza sociale. Ora bisogna sapere che per un operaio proveniente dalla Polonia, dalla Slovacchia o dalla Lituania l’attrattiva della Svizzera è enorme, poiché egli può guadagnarvi da 5 a 10 volte di più che nel suo paese. Persino se dovesse dipendere dall’assistenza svizzera, la sua situazione sarebbe di ben lunga migliore che essere disoccupato nel paese d’origine. Pur di poter firmare un contratto di lavoro un immigrato dei paesi dell’Est sarà disposto ad accettare una paga al disotto del minimo. Con l’apertura illimitata delle frontiere all’immigrazione egli ha buone possibilità di trovar lavoro da noi: può stabilirsi in Svizzera per sei mesi per cercarsi un lavoro, può venire come indipendente (difficile da controllare), può venire come dipendente per 5 anni, prolungabili automaticamente per altri 5, se ha un contratto valido per almeno un anno, può restare per il periodo di durata di un contratto inferiore ad un anno. Le possibili conseguenze sono facilmente pronosticabili: aumento della disoccupazione da noi, pericolo di collasso della previdenza sociale, enorme pressione sui salari locali, sfruttamento degli emigranti dei paesi dell’Est. A pagarne le spese saranno soprattutto i lavoratori, sia nostri che immigrati. Perciò ritengo assolutamente azzardato e irresponsabile rinunciare oggi a qualsiasi possibilità di controllo e di influsso sull’immigrazione e il 25 settembre voterò no contro l’allargamento della libera circolazione delle persone ai nuovi membri dell’UE.
Rico Calcagnini
Uitikon