Nessuna prosperità economica a scapito della sovranità

 

Gli accordi sull’estensione illimitata della libera circolazione ad est in votazione il 25 settembre devono essere visti in un contesto più ampio. I contratti si orientano ad un’architettura economica globale e possiedono carattere di rivoluzione culturale, nel senso che rappresentano una nuova tappa verso l’economizzazione di ogni settore della società. Come esempio siano citati i contratti internazionali GATS, firmati anche dalla Svizzera, che prevedono la liberalizzazione progressiva di tutti i servizi pubblici. Ne fanno parte la scuola, il sistema sanitario, la posta, il traffico, le comunicazioni, la formazione, compreso l’approvvigionamento di base che pure sarà aperto al libero mercato.

La libera circolazione delle persone rappresenta una parte del cosiddetto mercato interno europeo. Per quel che riguarda il contenuto egli si orienta ad un mercato economico neoliberale che esige tra l’altro un mercato armonizzato, senza limitazioni, possibilmente libero da restrizioni sociali ed ecologiche e da troppe regole e prescrizioni statali.

Con la libera circolazione delle persone il nostro governo perde il controllo sull’immigrazione e con ciò la possibilità di regolare e gestire la propria economia. Il mercato del lavoro europeo resterebbe nelle mani delle associazioni economiche. In caso di sviluppi indesiderati saranno la confederazione, i cantoni ed i comuni a farne le spese.

Senza la libera circolazione è la confederazione stessa a fissare i contingenti, ossia essa può stabilire il numero di lavoratori stagionali o annuali necessari per garantire il benessere comune.

In quale misura la lobby dei grandi gruppi industriali europei, rappresentati in Svizzera dall’Economiesuisse, fanno prevalere i loro interessi nella politica può essere dedotto dal comportamento dei nostri consiglieri federali a Berna. O come si spiega altrimenti l’impegno straordinario dei nostri magistrati per una perdita di sovranità di tali dimensioni e la loro insistenza nel voler convincere il popolo ad accettarla?

Dobbiamo evitare che prescrizioni nazionali nel campo dell’immigrazione vengano messe fuori uso. Non dimentichiamoci che esse contribuiscono a mantenere la stabilità, il nostro standard di vita, la sicurezza sociale e un ceto medio benestante e con una buona formazione. Misure per la promozione dello sviluppo economico non legittimano nessun smontaggio della sovranità statale. Non permettiamo che la mentalità del massimo profitto diventi il fattore determinate nella nostra società. Perciò diciamo NO all’immigrazione sfrenata dall’est.

                                                                                     Riccardo Orelli

                                                                                     Airolo