Canton Sciaffusa: successo dell’opposizione alle fusioni dettate dall’autorità

 

Il governo cantonale di Sciaffusa nell’anno 2004 elaborò il cosiddetto progetto per il futuro «sh.auf.». Si prevedeva di cambiare la costituzione cantonale come segue: « Entro 10 anni dall’applicazione della presente legge costituzionale i comuni di oggi si aggregano in al massimo sette comuni, (…)». Con ciò i 33 comuni esistenti sarebbero stati obbligati ad aggregarsi in sette grandi unità comunali.

 

Durante il periodo previsto per la consultazione dal dicembre 2004 fino al giugno 2005 una maggioranza dei municipi e alcuni gruppi di cittadini si sono opposti con grande impegno a questa forma di aggregazione dettata dall’alto. Ecco di seguito alcuni dei loro argomenti:

 

§         A differenza dei grandi comuni i vantaggi delle piccole comunità si riscontrano su tutti i piani: lavorano meno burocraticamente, più velocemente e in modo più efficace.

§         La cogestione tipica della democrazia diretta è tanto più concreta, quanto più piccola e di facile orientamento è una comunità. In un grande comune, risultato da fusioni, gli abitanti degli ex-piccoli comuni saranno in minoranza ed avranno difficoltà a far valere le proprie ragioni.

§         I vantaggi finanziari dei cosiddetti «grandi comuni efficienti» che vengono citati quali argomenti principali dai riformisti, sono più che mai dubbiosi. Risultano al contrario molti svantaggi in campo umano e sociale.

§         Costringere un comune ad aggregarsi contro la volontà della popolazione, come è stato fatto dalle autorità in Ticino, ad esempio nel caso di Sala Capriasca ed in seguito di Bignasco, Aquila, Dongio, e come proposto attualmente a Muggio rappresenta la massima minaccia per i nostri principi di Stato.

 

L’opposizione contro l’obbligo di aggregarsi sostenuta da movimenti popolari e dai municipi del canton Sciaffusa ebbe successo: sebbene il parlamento cantonale e praticamente tutti i partiti politici si fossero impegnati in favore della riforma, il governo lasciò cadere il progetto di legge già nel corso della consultazione, poiché si accorse che in votazione popolare non avrebbe avuto alcuna probabilità di successo.

 

Risultato dell’operazione: con il sistema della democrazia diretta il popolo è sovrano e decide egli stesso sulle proprie esigenze.