Opuscolo informativo o propaganda di Stato?
rc.Il governo ticinese in occasione della votazione consultiva per l’aggregazione dei comuni di Barbengo, Cadro, Carabbia, Lugano e Villa Luganese ha redatto per gli elettori un «Rapporto alla Cittadinanza», un opuscolo a colori molto invitante di 16 pagine. A prima vista può sembrare un’informazione corretta, leggendo più attentamente ci si accorge però che manca la parte più importante che permetta al cittadino di formarsi un’opinione: la posizione e gli argomenti dei contrari alla fusione. Inoltre il rapporto, grazie all’opposizione di Cadro, mostra la sua ambiguità ed il suo lato ridicolo: alla gente si offre di votare con una votazione consultiva, senza valore decisionale, su un progetto che non ha chiesto e non ha voluto. Che la fusione comporti più democrazia, più sevizi e infine più forza al tuo Comune suona piuttosto beffardo.
Il governo del Canton Ticino, quale potere esecutivo, deve rappresentare tutti i cittadini e le cittadine ed i soldi impiegati per la stampa e la distribuzione dell’opuscolo sono pubblici. Ci si aspetta perciò un opuscolo oggettivo, dove sia dato spazio per esprimersi ad ambo le parti interessate: ai favorevoli ed ai contrari alla fusione. Purtroppo l’opuscolo tratta solo gli argomenti favorevoli e suggerisce ai cittadini che questa sia l’unica soluzione che deve essere seguita. Mancano del tutto gli argomenti contrari ad una fusione che nel caso di Cadro hanno indotto il Municipio ad opporsi ed hanno mobilitato molti cittadini preoccupati. Cittadini che si sono organizzati e con il gruppo di lavoro interpartitico GLIC hanno lanciato una coraggiosa sfida al Cantone e al Comune di Lugano, non chiedendo altro che procedure democratiche e consone. Fondando l’associazione ticinese per la collaborazione dei comuni ATICC hanno inoltre dimostrato lungimiranza e sensibilità civica.
Bisogna chiedersi se l’opuscolo non sia piuttosto una propaganda statale unilaterale con la quale il Governo cerca di convincere i cittadini dell’utilità e dell’importanza delle fusioni, per raggiungere i suoi obiettivi di ridurre drasticamente il numero dei Comuni ticinesi. È veramente democratica una tale strategia, o ci troviamo di fronte ad una forma nascosta di manipolazione?